Aggiornato a giugno 2026.
Yngwie J. Malmsteen — Rising Force
1984, Polydor — Voto: 90/100
Anno 1984: il Neo-Classic Heavy Metal vide per la prima volta la luce. È sulle note del primo album di un ragazzo svedese di ventun anni che nasce questo sottogenere, capace di miscelare elegantemente musica classica e heavy metal, sfidando il chitarrista per eccellenza di quegli anni, Edward Van Halen.
L’atmosfera barocca che emerge da questa fusione, unita alla immensa preparazione tecnica di Lars Johann Yngwie Lannerbäck — in arte Yngwie J. Malmsteen — sconvolse la scena degli anni ‘80. Rising Force divenne uno dei capisaldi del genere e uno dei più bei album rock di sempre. Impensabile che sia un lavoro d’esordio: Malmsteen è, insieme a Steve Vai, Joe Satriani e John Petrucci, uno dei migliori chitarristi al mondo.
La band
Jens Johansson (tastiere), Barrymore Barlom (batteria) e Jeff Scott Soto (voce) compongono la Rising Force. Malmsteen è la mente assoluta: tutto l’album è opera sua, gli altri sono strumenti al servizio del guitar-hero.
Traccia per traccia
Black Star apre senza nascondere l’amore di Yngwie per la musica classica, nato in gioventù grazie alla famiglia.
Far Beyond the Sun è una traccia strumentale travolgente: Malmsteen e una Fender Stratocaster contro tutto.
Now Your Ships are Burning è la prima canzone cantata, ma la voce di Scott passa in secondo piano, schiacciata dall’irruenza strumentale.
Evil Eye mette in scena uno scontro tra heavy metal e musica classica — come se Jimi Hendrix e Bach, i due idoli d’infanzia dello svedese, inscenassero un’animata discussione. A ogni parte acustica risponde la chitarra elettrica, in un circolo che porta a…
Icarus Dream Suite Op. 4: otto minuti e trenta in cui i due generi si fondono armonicamente.
As Above, So Below è l’unica traccia in cui la chitarra non domina — forse il punto più basso dell’album.
Little Savage riporta Malmsteen sul trono e chiude con innumerevoli giri di chitarra.
Verdetto
Un disco senza fronzoli, tra i migliori album di chitarra solista di sempre. Una festa per gli amanti degli assoli, forse stordente per chi preferisce i cantati.