Aggiornato a giugno 2026.
Quasi tutte le culture narrano la creazione del mondo. Fiabe partorite dalla mente umana? Cronache di eventi reali tramandati con linguaggio popolare? Strutture cognitive universali che riemergono indipendentemente?
L’idea qui è semplice: prendere sette testi cosmogonici primari, dalle culture più distanti possibili, e fargli rispondere alle stesse tre domande.
I sette testi
| # | Testo | Cultura | Data |
|---|---|---|---|
| 1 | Cilindro di Barton + Genesi di Eridu | Sumerica | ~2400–1600 a.C. |
| 2 | Testi delle Piramidi (Piramide di Unas) | Egizia | ~2350 a.C. |
| 3 | Rig Veda (Nāsadīya Sūkta, X.129) | Vedica | ~1500 a.C. |
| 4 | Teogonia di Esiodo | Greca | ~700 a.C. |
| 5 | Huainanzi (cap. 3, 7, 14) | Cinese | ~139 a.C. |
| 6 | Völuspá (Edda Poetica) | Norrena | ~X sec. d.C. |
| 7 | Popol Vuh (ms. Ximénez) | Maya K’iche’ | ~1554 d.C. |
Nota metodologica
Il Cilindro di Barton sostituisce l’Enûma Eliš: è sumero e precede di oltre mille anni il testo babilonese. La Torah è assente perché la Genesi deriva dai testi mesopotamici — aggiungere entrambi sarebbe studiare un’eco insieme alla voce. La Völuspá sostituisce l’Edda in prosa di Snorri, che è una rielaborazione medievale cristiana.
Il metodo
Per ogni testo ho estratto le sezioni cosmogoniche e le ho interrogate con tre domande:
- L’inizio: Cosa c’era prima della creazione?
- Il creatore: Chi è? Qual è la sua natura? Da dove viene?
- La creazione: Per quale motivo avviene? Con che mezzo? Con quale ordine?
Analisi
1 — Sumeria
Il testo inizia con una lista di negazioni: non esiste nessuna pianta, nessuna acqua, nessun canale, nessun uomo. Esistevano solo la montagna del cielo e della terra e gli dei Anunna, fermi, in attesa. Prima del mondo non c’era il vuoto: c’erano già gli dei.
I creatori sono un pantheon antropomorfo con passioni umane. Enlil è un giovane eroe soggetto a desiderio e ira; Nintud è la madre generatrice. Risiedono nella montagna primordiale o nelle città di Nippur e Kesh: non vengono da altrove.
Il fine della creazione è pratico: stabilire agricoltura, canali, bestiame, città. I mezzi sono l’unione sessuale, la parola/decreto e la magia. L’ordine segue una logica progressiva: acque, uomini, semi, bestiame, templi.
Una cosmogonia concreta: il mondo esiste perché serve.
2 — Egitto
Prima della creazione esiste Nu: un oceano infinito e indifferenziato, senza cielo né terra, senza uomini né dei né morte. Non un vuoto, ma un potenziale senza forma.
Il creatore è Atum, auto-generato, comparso su un tumulo di terra emerso dal Nu a Eliopoli. Si identifica col Sole: al tramonto è Atum, all’alba è Khepri, colui che evolve.
Il mezzo della creazione è il corpo di Atum stesso: produce Shu (l’aria) e Tefnut (l’umidità) tramite i suoi fluidi corporei. Da questa coppia nascono Geb (la Terra) e Nut (il Cielo), separati da Shu che si inserisce tra loro creando lo spazio abitabile.
Il fine è l’instaurazione di Maat: ordine, giustizia, verità. La creazione non finisce, ma si rinnova ogni alba.
3 — India
Il Nāsadīya Sūkta inizia con domande, non con risposte:
“Chi sa davvero? Chi lo proclamerà qui?
Da dove è nata? Da dove questa creazione?
Gli dei vennero dopo questa creazione.
Allora chi sa da dove è emersa?”
Prima della creazione non c’era né esistenza né non-esistenza, né notte né giorno. Solo oscurità nell’oscurità. Poi qualcosa si mosse (un calore o impulso vitale) e dall’Uno emerse il desiderio, il primo seme della mente.
Il Puruṣa Sūkta offre un’immagine diversa: un essere cosmico primordiale smembrato dagli dei in un sacrificio originario. Dal suo corpo nascono le caste, gli animali, i pianeti, i Veda. La creazione come sacrificio.
Il creatore principale è Prajapati, signore delle creature: il Non Nato, eterno, senza origine. Il mezzo è la volontà e la parola efficace.
4 — Grecia
La Teogonia è una genealogia, non una creazione. Nessun dio crea il mondo: le entità si generano l’una dall’altra in una cascata che somiglia più a una genealogia che a una teologia.
In principio era il Caos: non disordine, ma uno spazio spalancato. Poi compaiono Gaia, Tartaro ed Eros. Dal Caos nascono Erebo e la Notte; dalla loro unione, l’Etere e il Giorno. Gaia genera da sola Urano, le Montagne, il Ponto.
Non c’è un creatore, non c’è un perché, non c’è un progetto. L’universo è una famiglia con molte faide interne.
5 — Cina
Prima di tutto c’era il Tai Zhao: il Grande Inizio, uno stato vasto e solenne, senza forma né suono.
Il creatore non è una persona: è il Dao, la Via, senza forma, senza nome, senza volontà. Il Dao genera il Vuoto; dal Vuoto emerge il Qi. Il Qi si differenzia: la parte leggera sale e forma il Cielo (Yang), quella pesante scende e forma la Terra (Yin). Dall’alternanza di Yin e Yang nascono le stagioni, il Sole, la Luna, tutti gli esseri.
Non c’è un perché: la creazione avviene perché è la natura del Dao muoversi e dividersi.
Il Dao genera l’Uno, l’Uno genera il Due, il Due genera il Tre, il Tre genera le diecimila cose.
Il modello più impersonale di tutti.
6 — Norreni
Prima della creazione c’era il Ginnungagap, il vuoto assoluto. In questo vuoto vagava Ymir, un gigante ermafrodita primordiale, nutrito dalla mucca Auðhumla che leccava pietre di ghiaccio salato. Da quelle pietre emergeva lentamente Búri, primo antenato degli dei.
I creatori sono tre fratelli, figli di Burr: Odino, Vili e Vé. L’unica cosmogonia del gruppo con creatori la cui genealogia risale al caos stesso.
Gli umani vengono trovati sulla spiaggia come tronchi (Askr ed Embla, Frassino e Olmo) e animati dai tre dei con il respiro, l’ispirazione e i sensi.
Il cosmo norreno è l’unico dei sette con una fine programmata: il Ragnarök. La Völuspá è la profezia di una veggente che racconta la creazione sapendo già come andrà a finire. Il mondo è bello e fragile e lo si sa dall’inizio.
7 — Maya
Prima della creazione: cielo e mare immobile. Silenzio, oscurità, immobilità assoluta.
I creatori sono un gruppo: il Costruttore, il Plasmatore, il Sovrano, il Serpente Piumato, Cuore del Cielo nei suoi tre aspetti. Si consultano, deliberano, concordano. La creazione è una decisione assembleare.
Il fine è dichiarato con chiarezza disarmante: gli dei vogliono esseri capaci di parlare, ricordarli e nutrirli ritualmente. Senza adoratori, la creazione non ha senso. Il mezzo è la Parola — dicono Terra e la terra emerge.
Il Popol Vuh ha qualcosa che gli altri testi non hanno: i tentativi falliti. Il primo uomo, fatto di fango, si scioglie. Il secondo, fatto di legno, viene distrutto dalla rivolta dei suoi stessi utensili. Solo al terzo tentativo, con carne di mais, gli dei riescono.
È la cosmogonia più narrativa: ha fallimento, revisione, successo.
Confronto
Cosa c’era prima
| Testo | Stato primordiale |
|---|---|
| Sumeria | Montagna cosmica + dei Anunna in attesa |
| Egitto | Nu: oceano infinito, potenziale senza forma |
| India | Né esistenza né non-esistenza. Oscurità nell’oscurità |
| Grecia | Caos: spazio spalancato, neutro |
| Cina | Tai Zhao: indifferenziazione assoluta |
| Norrena | Ginnungagap: vuoto fisico. Ymir vagante |
| Maya | Cielo + mare immobile. Silenzio totale |
Due famiglie: l’oceano primordiale (Egitto, India, Maya) e il vuoto (Grecia, Norrena, Cina). I Sumeri sono anomali: non descrivono uno stato, ma una mancanza.
Chi crea
| Testo | Natura del creatore |
|---|---|
| Sumeria | Pantheon antropomorfo con passioni umane |
| Egitto | Atum: auto-generato, corpo fisico, è il Sole |
| India | Prajapati: volitivo, eterno, senza origine |
| Grecia | Nessun creatore: auto-generazione genealogica |
| Cina | Il Dao: principio impersonale, senza volontà |
| Norrena | Tre fratelli con genealogia tracciabile |
| Maya | Collettivo deliberativo |
Perché e come
| Testo | Motivo | Mezzo |
|---|---|---|
| Sumeria | Ordine pratico | Unione, decreto, magia |
| Egitto | Instaurare Maat | Corpo di Atum |
| India | Volontà dell’Anima | Parola e sacrificio |
| Grecia | Nessuno | Generazione spontanea |
| Cina | Nessuno | Differenziazione del Qi |
| Norrena | Nessuno | Sollevamento, nomina, animazione |
| Maya | Avere adoratori | La Parola |
Quattro logiche: necessità cosmica (Egitto, Cina), volontà (India, Maya), genealogia (Grecia, Norrena), pragmatismo (Sumeria).
Non è la stessa storia
C’è una tendenza diffusa tra esoteristi, teorici degli antichi astronauti e comparatisti a sostenere che tutti i miti della creazione raccontino in fondo la stessa storia. Il diluvio ovunque, il creatore ovunque, l’uovo cosmico ovunque: l’umanità avrebbe un’unica memoria ancestrale.
Questa analisi suggerisce il contrario.
Le sette cosmogonie divergono su quasi tutto. Il motivo della creazione va da “nessun motivo” (Cina, Grecia) ad “avere adoratori” (Maya) a “utilità pratica” (Sumeria). Il creatore va da un collettivo assembleare a un principio impersonale senza volontà a un dio che crea col proprio corpo. Lo stato primordiale va dall’oceano indifferenziato al vuoto fisico alla montagna cosmica abitata da dei in attesa.
Ogni cosmogonia rispecchia la visione del mondo della cultura che l’ha prodotta. I Sumeri, costruttori di canali e città-stato, immaginano un cosmo che esiste per essere utile. I Greci, ossessionati dalla genealogia, hanno un universo che si genera da solo come una famiglia. I Maya costruiscono una creazione dove uomo e dei hanno bisogno l’uno degli altri. I Cinesi producono l’unica cosmogonia in cui nessuno decide niente.
Le somiglianze esistono (l’ordine cosmo/vita/uomo è quasi universale, i tentativi falliti compaiono in più tradizioni) ma sono tipici di qualsiasi storia sulla creazione, non la prova di un’origine comune.
Purtroppo chi cerca la conferma di una memoria ancestrale condivisa probabilmente non ha letto abbastanza da vicino.
Concetti chiave
- 🔑 Ogni cosmogonia rispecchia la visione del mondo della cultura che l’ha prodotta.
- 🔑 Le differenze sono importanti: motivo, creatore e stato primordiale divergono.
- 🔑 Le somiglianze esistono, ma sono vincoli di qualsiasi storia sulla creazione.
Fonti primarie
- 📖 Barton, G.A. (1918). Miscellaneous Babylonian Inscriptions. Yale UP. — 🔗 Wikisource · ETANA PDF
- 📖 Faulkner, R.O. (1969). The Ancient Egyptian Pyramid Texts. Clarendon Press. — 🔗 pyramidtextsonline.com
- 🔗 Rig Veda X.129 e X.90, trad. Griffith — sacred-texts.com
- 🔗 Esiodo, Teogonia, trad. Evelyn-White (1914) — Perseus Digital Library
- 📖 Major et al. (2010). Huainanzi. Columbia UP. — 🔗 ctext.org
- 🔗 Völuspá, Edda Poetica, Codex Regius (~1270) — heimskringla.no
- 📖 Christenson (2007). Popol Vuh. — 🔗 PDF Mesoweb
Domande frequenti
Tutti i miti della creazione raccontano la stessa storia?
No. Confrontando sette cosmogonie distanti, divergono su quasi tutto: motivo della creazione, natura del creatore e stato primordiale. Le somiglianze esistono, ma sono vincoli di qualsiasi storia sulla creazione, non la prova di un’origine comune.
Qual è il mito della creazione più antico?
Tra quelli analizzati, il Cilindro di Barton sumero (~2400 a.C.), che precede di oltre mille anni l’Enûma Eliš babilonese.
Perché manca la Genesi biblica?
Perché la Genesi deriva dai testi mesopotamici: studiarla accanto al Cilindro di Barton significherebbe analizzare un’eco insieme alla voce.
Cosa c’era prima della creazione secondo i miti?
Due famiglie di risposte: l’oceano primordiale (Egitto, India, Maya) e il vuoto (Grecia, Cina, Norrena). I Sumeri fanno eccezione: descrivono una mancanza, non uno stato.