Aggiornato a giugno 2026.
Fonte
Jack L. Gallant et al., Università della California Berkeley — Nature, 2011.
«Ho fatto un sogno bellissimo…»
«Dai, raccontamelo…»
«Facciamo che lo scarico sul PC così ce lo guardiamo stasera?»
Fantascienza? Non del tutto.
La ricerca
Jack L. Gallant e i suoi colleghi dell’Università della California a Berkeley hanno scansionato l’attività cerebrale di due volontari mentre vedevano scorrere 1.750 immagini su uno schermo. Hanno poi costruito un “dizionario dei pensieri”: ad ogni tracciato cerebrale corrisponde un’immagine.
Il dispositivo funziona con lo stesso principio di una risonanza magnetica. Risultato: ogni volta che il cervello di un volontario produce un segnale presente nel dizionario, il team riesce a tradurlo in immagine con una precisione del 70%.
Le immagini sono ancora molto sfocate. Ma le parole dei ricercatori sono chiare:
“I nostri risultati suggeriscono che presto potremmo essere in grado di ricostruire l’immagine dell’esperienza visiva di una persona attraverso la sola misurazione della sua attività cerebrale.”
Le applicazioni
Il passo successivo è un dispositivo che ricostruisca le immagini viste dall’osservatore invece di selezionarle da un insieme prestabilito. Le applicazioni prospettate:
- Neuroprotesi — supplire ai deficit cognitivi causati da demenza, ictus o lesioni cerebrali
- Potenziamento della memoria — connettere direttamente il cervello a database di informazioni
- Recupero della memoria perduta — attraverso circuiti che imitano il comportamento elettrico dei neuroni
Lo scenario
Nell’universo di Ghost in the Shell di Masamune Shirow, la maggior parte degli esseri umani è collegata alla rete attraverso impianti cerebrali — la memoria funziona come quella di un computer, cancellabile, sovrascrivibile, archiviabile.
A quando sarà possibile imparare le arti marziali scaricando un file? O fare un backup completo dei propri ricordi, sfuggendo alla morte attraverso un droide?
Prevedo dilemmi etici di dimensioni epocali.