Da secoli i vampiri terrorizzano l’immaginario collettivo. Le leggende hanno un fondo di verità? Questo vecchio lavoro non dà una risposta definitiva, ma solleva intriganti collegamenti tra scienza e mito.

Un mostro leggendario

Il vampiro è una creatura del folclore presente in quasi tutti i continenti: un non-morto che torna dalla tomba per nutrirsi del sangue dei vivi.

La paura che i morti si risveglino è antichissima — lo testimoniano siti di sepoltura preistorici con ossa frantumate, paletti conficcati nei cadaveri e grosse rocce a coprire le salme. I rumori causati dalla fuoriuscita di gas dai corpi, gli occhi aperti dei morti violenti, il ritrarsi di gengive e pelle che sembrava far crescere denti e unghie: tutto questo doveva apparire terrificante agli occhi degli uomini del passato.

La testimonianza più antica è una tavoletta babilonese al British Museum con una formula magica contro demoni succhiasangue chiamati etimmé. Da lì la leggenda si diffuse attraverso culture assire, egizie, ebraiche, greche, celte, romane, germaniche, slave e orientali, fino a raggiungere nel Seicento una vera epidemia di casi documentati.

Nella tradizione secolare il vampiro acquisì caratteristiche sovrannaturali: immortalità, trasformazione in pipistrello, ipnosi, volo. Una figura che ha influenzato profondamente l’arte — da Polidori (The Vampyre, 1819) a Le Fanu (Carmilla, 1872), da Anne Rice al cinema, da Nosferatu (1922) a Bela Lugosi (1931).

Bram Stoker e la nascita di Dracula

Nato a Dublino l’8 novembre 1847, Abraham “Bram” Stoker trascorse un’infanzia quasi interamente a letto per gravi problemi fisici. La sua guarigione apparve miracolosa ai medici. Si laureò in matematica al Trinity College di Dublino, lavorò come critico teatrale e impiegato pubblico, poi seguì a Londra l’attore-produttore Henry Irving, diventandone amico e direttore del Royal Lyceum Theatre. Sposò nel 1878 l’ex fidanzata di Oscar Wilde, Florence Balcombe, e frequentò Whistler e Conan Doyle.

Ispirato da Carmilla di Le Fanu, Stoker cominciò il manoscritto Il mondo vivente, pubblicato nel giugno 1897 — anno del Giubileo di Diamante della Regina Vittoria — come Dracula, in 3000 copie. L’idea definitiva gli venne da un incubo dopo una scorpacciata di gamberi, durante una conversazione con il professor Arminius Vambery che gli parlò del principe rumeno Vlad III di Valacchia (1431–1476), detto Tepes — l’impalatore.

Il padre di Vlad, chiamato Dracul (“dragone”, simbolo dell’Ordine del Dragone fondato nel 1408 da Sigismondo di Lussemburgo), diede al figlio il nome Draculea — “discendenza di Dracul”. Poiché in rumeno Dracul significa anche “diavolo”, Vlad III divenne Dracula: figlio del diavolo. Stoker documentò tutto questo al British Museum, costruendo il romanzo con precisione quasi architettonica. Le sembianze fisiche del Conte furono ispirate al pallido e magnetico Henry Irving.

Il suo volto aquilino, il naso sottile con una gobba pronunciata e narici stranamente arcuate, la fronte nobile e spaziosa. Le folte sopracciglia quasi si congiungevano sul naso. La bocca rigida con un profilo quasi crudele. I denti, bianchi e stranamente aguzzi, sporgevano dalle labbra il cui colore acceso rivelava una vitalità stupefacente. Le orecchie pallide e appuntite, il mento ampio e forte, le guance sode anche se scavate. Tutto il suo volto era soffuso di un incredibile pallore.

(Da “Dracula” di Bram Stoker)

Dracula come metafora vittoriana

Dracula è un romanzo epistolare horror, ma anche una metafora delle repressioni vittoriane — un’epoca in cui sesso, sensualità e spontaneità venivano censurate. Dracula è il perfetto eroe anti-vittoriano: straniero, figlio di una cultura superstiziosa in contrasto con lo spirito razionale del tempo, rappresentante di un’aristocrazia decadente che la nuova classe media disprezzava. Nutrirsi di sangue è anche il “privilegio di sangue” di un’antica stirpe.

Il suo limite è significativo: mantiene il potere nel proprio ambiente transilvano, ma viene sconfitto dalla modernità londinese. Stoker, socialista, fa morire Dracula a pochi passi dal suo castello. Ma siamo sicuri che non tornerà?

Porfiria: la malattia di Dracula?

Esistono connessioni sbalorditive tra i sintomi di alcune patologie e le caratteristiche del vampiro — forse influenzate dalla formazione medica che Stoker acquisì in giovane età.

Le porfirie sono un gruppo di rare sindromi ereditarie, determinate da mutazioni nei geni che codificano gli enzimi della biosintesi della porfirina e dell’eme — il gruppo prostetico dell’emoglobina. Sono scatenate da farmaci, ormoni o sostanze tossiche.

Il gruppo eme

L’eme è un pigmento porfirinico contenente un atomo di ferro, componente funzionale delle emoproteine (emoglobine, mioglobine, citocromi). La sua importanza sta nella capacità di legare l’ossigeno grazie all’atomo di ferro.

La biosintesi dell’eme prevede otto enzimi in sequenza (i primi e gli ultimi tre nei mitocondri; gli intermedi nel citosol):

  1. ALA sintetasi — condensa glicina e succinil-CoA per formare ALA
  2. ALA deidratasi — converte due ALA nel monopirrolo PBG; inibita dal piombo e dal succinilacetone
  3. PBG deaminasi — condensa quattro PBG nell’idrossimetilbilano (HMB); esiste in isoforma eritroide e non eritroide
  4. Uroporfirinogeno III cosintetasi — converte HMB in uroporfirinogeno III con riarrangiamento dell’anello D; in sua assenza si forma il tipo I, metabolicamente inutile
  5. Uroporfirinogeno decarbossilasi — decarbossila l’uroporfirinogeno III fino al coproporfirinogeno III
  6. Coproporfirinogeno ossidasi — forma il protoporfirinogeno (non metabolizza il tipo I)
  7. Protoporfirinogeno ossidasi — ossida il protoporfirinogeno IX a protoporfirina IX
  8. Ferrochelatasi — inserisce il ferro nella protoporfirina, completando la sintesi

Porfiria eritropoietica congenita (CEP) — il morbo di Günther

Tra le varie porfirie, la CEP — o morbo di Günther, dal nome del suo scopritore — è quella la cui sintomatologia si avvicina di più alla figura del vampiro.

È causata dal deficit dell’uroporfirinogeno III cosintetasi (enzima 4). La carenza provoca accumulo di HMB, che si converte in porfirinogeni di tipo I — inutili per la sintesi dell’eme — i quali si ossidano in porfirine di colore rosso acceso. Queste si accumulano nel midollo osseo durante la fase di sintesi dell’emoglobina, causando emolisi e accorciando la sopravvivenza degli eritrociti.

I sintomi della “sindrome del vampiro”

La gravità dipende dalle mutazioni presenti in ogni paziente. I sintomi principali:

  • Pallore da forte anemia emolitica
  • Fotosensibilità — le porfirine accumulate sotto cute si attivano a 400 nm, causando arrossamenti, ustioni, edemi, bolle, cicatrici ed ispessimento della pelle nelle zone esposte
  • Alterazioni del volto e degli arti, ipertricosi su mani e volto
  • Eritrodonzia — i denti assumono una colorazione bruno-rossastra per deposito di porfirine nel fosfato di calcio, molto evidente alla luce ultravioletta
  • Retrazione gengivale — associata all’eritrodonzia, rende i denti dall’aspetto inumano
  • Catalessi — disturbi neurologici che possono lasciare il soggetto in uno stato di morte apparente per giorni; nel passato non erano rari i casi in cui un malato si risvegliava durante l’estremo saluto, già dentro la bara

Nel passato i familiari invitavano i malati a bere sangue bovino o suino per ovviare il pallore — pratica che però esponeva il malato ad altre malattie e scatenò l’azione della Chiesa, che inquisì i malati di porfiria associandoli alle forze nefaste della Bibbia. Da qui nasce l’avversione del vampiro per il Crocifisso e l’Acqua Santa.

Infine: il malato di porfiria dovrebbe evitare l’aglio, che peggiora la patologia favorendo l’accumulo di tossine nel sangue.


Il mito del vampiro ha radici in culture diverse e origini misteriose ed enigmatiche. Che si tratti di superstizione, letteratura o biologia, il vampiro rimane un archetipo quasi universale — specchio dei desideri più oscuri e delle paure più profonde dell’uomo.

🔑 Il mito ha radici in diverse culture e ha plasmato arte e letteratura per secoli. 🔑 Dracula è un’icona di ribellione alle restrizioni sociali e morali dell’era vittoriana. 🔑 La somiglianza tra la sindrome del vampiro e la porfiria eritropoietica congenita è straordinaria.


Per approfondire


Scritto nel 2009. Ultimo aggiornamento: giugno 2009.